Famiglie ricostituite: rifarsi una vita dopo una separazione e gestire il rapporto con figli e nuovi partner

 

Cosa è una famiglia ricostituita? Come gestire i rapporti con i figli e i nuovi partner? Quali possono essere le problematiche legali connesse a queste famiglie? Proviamo a capirne di più.

Cosa è una famiglia ricostituita

Per famiglia ricostituita si intende quella formata da due adulti che creano una nuova famiglia in cui uno di loro o entrambi portano un figlio avuto da una precedente relazione (Barnes 1991). Di solito questo avviene in conseguenza di divorzi, separazioni, famiglie mononucleari o della morte di un coniuge.

Questo tipo di famiglie subiscono la complessità di un processo di cambiamento e riadattamento in quanto devono diventare un gruppo familiare senza avere una propria storia familiare ma dovendo unire le storie familiari di precedenti unioni.

La famiglia ricostituita è caratterizzata da un ricco sistema relazionale che combina necessariamente vecchi e nuovi modi di convivere e rapportarsi reciprocamente.

Per i figli minori che si ritrovano a far parte di famiglie ricostituite, bisogna tenere in considerazione degli aspetti pratici che incidono sul loro processo di adattamento e gli aspetti psicologici legati alla perdita della vecchia dimensione familiare e al non aver scelto di trovarsi in questa situazione.

I minori inseriti nella famiglia ricostituita abitano più case, questo comporta sia dal punto di vista logistico che dal punto di vista relazionale, una nuova complessità. Gli spazi, infatti, possono essere condivisi con ex partner, nuovi partner, parenti acquisiti, nuovi fratelli. Ognuna di queste persone adotta  stili comportamentali, concezioni e percezioni della vita familiare molto differenti tra loro, propri di modelli acquisiti dalle precedenti storie familiari.

Il processo di costruzione della famiglia ricostituita mette dunque a dura prova  gli adulti, ma soprattutto i minori, sottoponendoli ad un notevole stress emotivo.

Per questa ragione, è fondamentale procedere a piccoli passi, lasciando al minore il tempo necessario per entrare in contatto e instaurare una relazione di fiducia con i membri della nuova famiglia ricostituita di cui dovrà entrare a far parte.

Rapporti tra figli, ex ed un  nuovo partner

Spesso accade che i bambini resistano ai cambiamenti, nella speranza di far riconciliare i propri genitori, e che, quindi, non accettino il nuovo partner.

Spesso accade che la separazione tra ex partner avvenga in maniera conflittuale o semplicemente rimangano delle questioni irrisolte.

Infatti, le maggiori difficoltà riscontrate riguardano solitamente il rapporto tra ex partner,  figli e nuovo partner.     

È necessario quindi sapere come comportarsi quando si ricostituisce una famiglia e cosa  fare e non fare per il bene del bambino.

Bisogna tenere presente che ogni famiglia, per poter funzionare adeguatamente, ha bisogno di definire ruoli, funzioni e confini, in modo che si possano affrontare le fasi del ciclo vitale rispettando la naturale evoluzione di ogni individuo e di ogni famiglia. Se ruoli, funzioni e confini non vengono rispettati, l’equilibrio familiare può reggersi su dinamiche disfunzionali che fanno sorgere conflitti.

Essendo così complesse, le famiglie ricostituite devono:

  • Saper mantenere una permeabilità nei confini così che i figli possano interagire con le diverse figure adulte di riferimento senza per questo percepire alcuna minaccia o tradimento da parte e/o verso le due famiglie.
  • Creare, comprendere ed accettare i nuovi ruoli in gioco, ridefinire i confini e prendersi carico delle funzioni specifiche connesse al proprio ruolo.
  • Riuscire ad utilizzare le proprie risorse personali e le competenze relazionali per facilitare la comunicazione, il sostegno e la negoziazione reciproca.

Se questo non avviene, le relazioni possono essere messe a rischio da sensi di colpa per la precedente separazione, conflitti di lealtà, nodi relazionali rimasti irrisolti.

Per un bambino è più difficile comprendere quale sia il suo ruolo e la sua funzione, è quindi compito degli adulti aiutarlo a elaborare i suoi vissuti, a comprendere le difficoltà ed elaborare gli aspetti emotivi spesso dolorosi.

Per far questo i genitori dovrebbero:

  • Aiutare il bambino a condividere i suoi sentimenti legati al vivere in due famiglie ed in due case ed ai vissuti di perdita della vecchia famiglia;
  • Considerarsi prima coppia genitoriale e poi ex coppia coniugale, dando priorità all’interesse del bambino rispetto al rapporto di coppia finito;
  • Favorire i nuovi rapporti familiari e la costruzione della nuova famiglia, tenendo presente che i genitori mantengono il proprio ruolo e che i nuovi partner possono essere delle figure di supporto ma non sostitutive (anche se in alcuni compiti specifici si possono sovrapporre);
  • Favorire il rapporto con le famiglie d’origine, quelle legate agli ex hanno già creato con il bambino relazioni affettive che devono essere mantenute,  e  quelle legate ai nuovi partner  servono per costruire la nuova storia familiare.

Cosa dice la legge rispetto al rapporto tra figli , ex e nuovi partner

Il quesito giuridico che di solito si pone è se un genitore possa negare il contatto tra i figli e il nuovo partner dell’ex coniuge.

Si deve subito rispondere negativamente a tale domanda poiché non esistono strumenti giuridici e norme in base alle quali un genitore possa vietare all’ex compagno/coniuge di far frequentare il figlio minore al suo nuovo compagno/coniuge.

Ed anzi, si deve tener presente che il genitore che per questa ragione impedisca al suo ex compagno/coniuge di vedere il proprio figlio commette il reato previsto dall’art. 388 c.p. (che punisce il comportamento del  genitore che ostacola l’incontro del figlio con l’altro genitore, contrariamente a quanto stabilito da un provvedimento del giudice)

Il limite alla possibilità che il minore abbia rapporti e frequenti il nuovo compagno del genitore è costituito dal dovere posto a loro carico di non pregiudicare il benessere psico-fisico del minore.

La Corte di Cassazione, infatti, dando applicazione a tale principio, ha posto freno ai rapporti dei figli con i nuovi partner dei genitori, nel caso in cui la convivenza con il nuovo partner del genitore possa in qualche modo turbarlo.

La Suprema Corte, in una recente sentenza (n. 11448 del 10 maggio 2017) ha stabilito che il genitore deve introdurre gradualmente la nuova figura all’interno della nuova casa in cui dovrà vivere il minore, facendo attenzione a non farlo sentire a disagio; in caso contrario, il giudice chiamato a pronunciarsi sul ricorso dell’altro coniuge, potrebbe modificare il regime di affidamento, affidando e/o collocando il minore presso lo stesso genitore ricorrente che contestava, appunto, l’opportunità di far frequentare o addirittura far vivere il minore con il nuovo partner dell’altro genitore.

Si deve tener conto, infatti, come precisa la  giurisprudenza di legittimità, del fatto che la presenza di un estraneo al fianco del padre o della madre, potrebbe portare i minori a non riuscire a rapportarsi con la nuova figura imposta. Se il minore, quindi, soffre il disagio di vivere con il nuovo compagno del genitore affidatario, il giudice può anche prendere la decisione di trasferirlo presso l’altro genitore.

I giudici, dunque, proprio in ragione delle ricadute che può avere la presenza del nuovo partner sulla vita del minore, solo nei casi in cui il loro rapporto sia deleterio per il minore, hanno limitato la loro frequentazione. In alcuni casi, hanno stabilito che la frequentazione tra genitore e figlio deve avvenire, almeno inizialmente, senza la presenza dei nuovi partner.

In conclusione, quindi, in questi casi entrano in gioco due interessi/diritti diversi, che possono essere non facilmente conciliabili, l’interesse dell’ex coniuge a rifarsi una vita e una famiglia, e quello del minore a vivere serenamente.

In questi casi però si deve dare precedenza al superiore interesse del minore e, pertanto, deve essere compresso e sacrificato il diritto del genitore a costruire subito un nuovo nucleo familiare del quale faccia parte integrante e stabile, insieme con  il minore, il nuovo partner.

In queste situazioni è indispensabile non esacerbare i conflitti, purtroppo però spesso non si riescono a trovare dei punti d’accordo e i problemi diventano insuperabili con una forte sofferenza per tutti, specie del minore.

Quando questo accade è importante rivolgersi a professionisti esperti come avvocati per l’aspetto normativo e psicologi-psicoterapeuti per gli aspetti relazionali e psicologici in modo da poter trovare delle risoluzioni o elaborare i nodi problematici che alimentano i conflitti. In alcuni casi, per risolvere tali problematiche, gli strumenti legali da soli sono inefficaci e pertanto diventa indispensabile un supporto psicologico o una psicoterapia che accompagni il percorso legale.

Avv. Davide Calderoni

Dott.ssa Carmen Capria

 

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